Il valore della lentezza: perdersi per le strade di Atene

La lentezza al giorno d’oggi è vissuta come una cosa negativa, ma quanto la velocità influisce positivamente sul nostro corpo e sulla nostra mente?
Stress, stanchezza e quante altre manifestazioni sono il frutto dei ritmi troppo elevati che la società ci impone.

E allora, come mai consideriamo la lentezza un difetto?

Sono appena tornato da Atene e questa domanda mi è risuonata in testa diverse volte durante questo breve viaggio.

Quando si stacca, avviene una decelerazione improvvisa del nostro ritmo, passiamo dalla frenesia di ore scandite da impegni già programmati a giornate in cui niente è obbligatorio, in cui ognuno è libero di scegliere cosa fare.

Libero, questa parola non fa altro che ritornare fuori…

Comunque, col calo di ritmo il tempo sembra dilatarsi, tutto rallenta e quasi sempre si ha benefici psicofisici: c’è chi dorme giornate intere, chi si di dedica alle proprie passioni, chi viaggia, chi ozia e così via…

Il comune denominatore è la percezione del riappropriarsi del proprio tempo e della propria vita.

Quindi tutto rallenta.

Lentezza.

Antica Agorà

In Grecia (come vedremo nei prossimi articoli anche in Spagna) questa filosofia viene percepita come normalità.
Osservando le persone (cosa che mi piace tantissimo) vivere la quotidianità, è stato chiaro come affrontino la giornata con una rilassatezza quasi non occidentale, antica, come se il loro passato scorresse ancora prepotente nelle loro vene.

Capita quindi di passeggiare per il parco dell’Agorà, quella greca e non la romana, una domenica mattina di fine gennaio che sembra aprile per il clima, e sentire la lentezza, godere di essa e sincronizzarsi con essa.
Capita di passare un paio di ore ad un tavolino di un ristorante o bistrot a mangiare, bere e chiacchierare e dimenticarsi quasi di essere in vacanza, di “dover” girare per monumenti o musei.
Perché quello che sta scorrendo dentro è talmente piacevole da far saltare piani e programmi di tour fatti prima di partire.

Quanti di noi programmano quando visitano una città ?!

A me piace perdermi.

Plaka

E ad Atene ho trovato pane per i miei denti, in un mix di tutto quello di cui la città è stata contaminata durante i secoli: in momenti sembra di essere ad Istanbul o Marrakech, in altri in una tipica città di origine romana e nel quartiere di Monastiraki ci sono vie che ricordano per i loro colori Cuba.

Monastiraki

Proprio in questo quartiere una scena mi ha colpito: seduti ad un tavolino una coppia di signori di circa sessantacinque-settant’anni intenti a mangiare. Lui limitato da una malattia che lo costringeva ad avere la bombola dell’ossigeno, lei che aiutava tagliandogli la frutta.
Ho avuto la fortuna di essere così vicino da sentirla cantare: era dolce, molto protettiva. Mi è piaciuto immaginare stesse intonando qualcosa come “tranquillo, ci sono io qui a prendermi cura di te“.
Condividevano il momento lentamente ma con intensità tale che mi sono commosso.

Dal lunedì al venerdì (o sabato) quante volte viviamo attimi del genere?

Lentezza.

Siete ancora convinti che sia una cosa negativa?

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4 risposte a “Il valore della lentezza: perdersi per le strade di Atene”

  1. Hai un talento,un gran bel talento,quello di evidenziare con la semplicità stati d’animo,luoghi o situazioni comuni a molti di noi😊e che questo talento ti porti solo tanta tanta🍀🍀🍀

  2. Grazie per questo articolo ! Sembra che tu legga nel mio pensiero. Infatti, le rare volte in cui riesco a “staccare” qualche giorno, faccio questo. Rallentare e decidere al momento cosa fare. Anche se spesso anch’io mi informo e pianifico cose da fare/ vedere. Magari cambio tutto… Incontro persone… Grazie. Salutoni 😊

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