Impara a risalire, insegna a te stesso come volare

Il dolore è una presenza più o meno ingombrante nella vita di ognuno di noi.
Di durata, intensità e percezione variabile, è comunque quasi sempre catalogato con valore negativo.

Ma il dolore è veramente una cosa negativa?

Io penso che lo possa diventare solo quando ne abusiamo.

Il dolore è naturale, si manifesta al pari della gioia e non ne è l’opposto, bensì il complemento.
Non esiste una senza l’altro, quindi in una vita senza dolore non ci sarebbe mai gioia.

Allora perché prendere solo il lato negativo del dolore?

Perché è più facile.

È più facile perdersi dentro questo baratro in cui ci annichiliamo, in cui spegniamo l’interruttore, in cui rimaniamo immobili.
O meglio continuiamo a cadere, giù nello strapiombo.

Ma mentre scendiamo la vita va avanti. A noi sembra di rimanere fermi, ma il tempo passa e la vita scorre anche senza il nostro volere.

Ha tutto questo senso quindi perdere tempo, occasioni e quant’altro?

Soffrire è importante quanto essere felici, lo sottolineo nuovamente, ma è importante se serve a costruire una nuova percezione di noi stessi, se serve a farci uscire dal baratro diversi da come siamo entrati.
Serve se non sprechiamo il dolore.

C’è un modo di dire che all’incirca recita: Facile quando tutto va bene, è quando ci sono i problemi che si vede realmente come è una persona.

E allora perché non cogliere l’occasione di vedersi migliori attraverso il dolore?

Che poi diciamocelo, soffriamo spesso per delle situazioni o cose marginali che non dovrebbero neanche attirare tutte queste energie.

È quando arriva il problema grosso che deve cominciare la caduta, la discesa.

E nello scendere, nel cadere, dico: impara a risalire, insegna a te stesso come volare.

Trai tutta la forza e lo strazio che sprigiona il dolore per reagire, accetta tutto questo e intraprendi una via nuova.
Non cercare di schiacciare il dolore ma ascolta quello che ha da dire, da insegnare.

Siamo in continuo movimento, che ce ne accorgiamo o meno, che lo vogliamo o meno.
Anche quando siamo fermi, le nostre cellule si evolvono, muoiono e rinascono.

Anni fa una persona che mi ha cambiato la vita consigliò di buttarmi.
E io non avevo capito che buttandomi sarei precipitato, pensavo fosse un salto in orizzontale e la cosa mi destabilizzò tantissimo.
Ma più cadevo e più realizzavo nel mio dolore cosa non volessi più essere e cosa invece avrei voluto diventare.

E imparando a volare sto imparando a vivere lasciando andare le cose che non mi fanno bene, concentrandomi sugli obiettivi che voglio raggiungere.
Ed è incredibile come i sogni possano diventare realtà, lavorando in questo modo.

Imparando a volare.

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